Alessandro Florenzi: ritratto del nuovo simbolo della Roma e dei romanisti

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Romano e romanista

Con la Primavera Florenzi vincerà un Campionato da capitano, confermandosi trascinatore, emblema di caparbietà, rigorista infallibile (se escludiamo quello della finale del torneo estivo) e pur capace di prodezze balistiche degne di palcoscenici più prestigiosi – come l’ultima rete segnata a Trigoria con la maglia delle giovanili, contro il Pescara: Florenzi imposta un’azione di contropiede, s’invola verso l’area avversaria, scambia con Montini che gli rende una palla leggermente in ritardo rispetto al corpo. Alessandro controlla con il destro, sombrero sulla propria testa e volée a incrociare di sinistro verso il palo opposto. Poche settimane prima della finale del campionato Primavera a Pistoia, Florenzi fa il suo esordio tra i professionisti, subentrando al quarantesimo del secondo tempo di una partita abbastanza particolare. È l’ultima di campionato della stagione 2010-2011 e l’avversario è la Sampdoria. Solo un anno prima i blucerchiati avevano fermato la fuga verso il titolo della Roma di Ranieri; quel giorno, a trecentosessantacinque lune di distanza, i doriani sprofondavano mestamente in B. Era l’ultima Roma dei Sensi, e al posto del Capitano, giusto quei cinque minuti prima del triplice fischio finale che servono su un piatto d’argento la standing ovation, entra Alessandro Florenzi.

Propensione offensiva

Delle undici reti per il Crotone, sei sono frutto dell’esatta fotocopia di due precisi tipi di azione: inserimento in area senza palla, colpo di testa, rete; oppure inserimento in area sulla sponda d’un compagno, tiro in diagonale a incrociare, rete. Le rimanenti cinque sono tre gran rasoiate da fuori area, altra sua caratteristica, e due vere perle, entrambe messe a segno a cavallo del suo ventesimo compleanno. La prima: un calcio di punizione al 94° minuto che salva i suoi dalla sconfitta sul campo amico contro il Grosseto. È semplice azzardare il paragone. «Quante volte avrai visto Totti metterla sotto il sette in allenamento.». «La soluzione del tiro diretto in porta era la sola praticabile. L’area era troppo intasata. Sono contento ne sia uscito fuori un bel gol.» La seconda: contro l’AlbinoLeffe, in casa. Commentare c’è poco da commentare. In tempi meno barbini, quando sulla pellicola rimanevano impressi solo i fotogrammi davvero meritevoli, ed esisteva una scintillante forma arcaica come cineteca, era lì che avremmo conservato quella rete. Non nella Rete. In tribuna quel giorno c’erano sia suo fratello che papà Luigi. È in suo onore che per la prima volta nella sua carriera Alessandro Florenzi esultata portandosi l’indice nello spazio tra le narici e il labbro superiore, là dove stanno i baffi. I baffi di suo papà.

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