Alessandro Rossi: un nome comune destinato a scrivere pagine importanti

alessandro-rossi

Doti da vero leader

Alessandro di nome, Rossi di cognome. Un nome comune, quanti in Italia si chiamano così? Eppure uno che riesce a segnare nove gol in quattro partite non può essere proprio uno qualunque. E l’Alessandro Rossi di cui stiamo parlando, numeri alla mano, non lo è. Lui guida l’attacco e il gioco della Primavera della Lazio, lanciatissima in questo avvio di campionato. Proprio la sua squadra nel cuore. Non solo a parole però, perché lo ha dimostrato coi fatti già tempo addietro. Dopo aver conosciuto il calcio a circa 10 anni, in un torneo a Pianoscarano il classe ’97 si mise in mostra davanti a tanti occhi interessati. C’erano quelli degli osservatori biancocelesti ovviamente, ma anche dei colleghi della Roma. Entrambe le società capitoline gli offrirono la possibilità di fare un provino, ma lui non ne volle sapere dei giallorossi: il suo cuore era laziale. Dal provino e dal successivo approdo alla Lazio, Rossi inizia il suo cammino nel settore giovanile che lo ha fatto nascere e crescere fino ad oggi. A proposito di nazionale, ci sarebbe bisogno di più giocatori come Rossi. Attaccante moderno, veloce di pensiero, dotato di grande fantasia e capace di ricoprire più ruoli d’attacco rispetto alla classica prima punta. La sua miglior qualità è quella di saper leggere bene e velocemente la partita, cosa che manca a tanti nel suo ruolo. Nella Lazio dà una mano ai compagni e si mette al servizio della squadra, agendo quasi da regista d’attacco. E chissà che non sarebbe potuto diventare un vero e proprio regista se qualcuno avesse lavorato su di lui come centrocampista.

Abile con entrambi i piedi

La testa e la visione di gioco non gli mancano. Destro naturale ma abile a calciare anche con il sinistro, fa della fisicità il suo punto di forza e possiede una tecnica di base molto elevata. La sua esplosività dal punto di vista fisico lo rende molto forte nel gioco aereo, dove è bravo a scegliere bene il tempo. Nell’uno contro uno viene aiutato dalla sua velocità di pensiero, grazie alla quale riesce a superare i difensori più tosti. Non chiedetegli di strappare applausi con una singola giocata, ma la cattiveria del centravanti e l’altruismo del regista lo rendono il prototipo ideale dell’attaccante moderno. I suoi modelli sono, guarda caso, due ex centravanti biancocelesti: “Si ispira a Bruno Giordano per l’estro, la pazzia, la follia. E a Miroslav Klose, di cui possiede la grinta, il temperamento, la serietà e allo stesso suo modo si sacrifica in campo per la squadra”, dice Guardabasso. L’agente, però, ha una sua idea personale sulla somiglianza di Rossi: “In lui vedo Marco van Basten. Alessandro è potenza, è tecnica. E, come l’olandese, ha doti indiscutibili e usa la testa in campo. Van Basten aveva tutto. E Alessandro è l’attaccante che ogni allenatore vorrebbe avere a disposizione”. Alessandro Rossi, l’anatroccolo biancoceleste che sogna di diventare cigno.

Leave a Response