Alessio Riccardi: la Roma può ammirare il suo gioiello

alessio-riccardi

La svolta

28 giugno 2016, stadio Manuzzi di Cesena. Quella che sembrava una Roma invincibile, la Roma di Valerio D’Andrea, quella incapace di perdere per due anni, scopre il sapore amaro della sconfitta e lo fa nella partita più importante, quella nella quale è l’Atalanta a cucirsi sul petto lo Scudetto. Mentre i bergamaschi festeggiano, poco lontano c’è un ragazzo biondo che piange e butta giù lacrime su lacrime, spremute dal peso della responsabilità, dal senso di colpa, per non esser riuscito a dare, lui che poteva più degli altri, quel qualcosa in più alla sua Roma dopo essersela caricata sulle spalle nella Final Eight: è Alessio Riccardi, uno dei fiori all’occhiello del vivaio giallorosso, e che in tanti non vedono l’ora di ammirare tra i grandi. Non è facile crescere a Trigoria quando tutti ti aspettano: per assorbire la pressione e fronteggiare la smania tipica del tifoso giallorosso medio, orfano e alla ricerca spasmodica di eredi, non serve solo un piede delicato, ma anche tanta testa. Soprattutto quando hai il dieci sulle spalle, sei biondo e la tecnica è dalla tua. Di una cosa siamo sicuri però: quelle lacrime a Riccardi sono servite eccome.

In primavera

Ad agosto Alberto De Rossi si prepara all’ennesimo anno di Primavera, quest’anno rivoluzionata come non mai. Tanti sono partiti, tanti i volti nuovi, alcuni giovanissimi. Tra questi, c’è anche Alessio Riccardi che in ritiro ruba subito l’occhio al tecnico. I quattro 2001 (con lui anche Semeraro, Bouah e la new entry Besuijen) convincono e l’allenatore decide di inserirli in blocco in rosa. Strano, ma vero però, prima di dire la sua in Primavera, Riccardi riesce ad ammaliare Eusebio Di Francesco, quando la prima squadra incontra in amichevole il 1 settembre la Chapecoense. Il nuovo allenatore lo premia convocandolo all’Olimpico e lo fa esordire a sorpresa con i grandi. Il Piccolo Principe non avverte la paura dello stadio e sfiora addirittura il gol colpendo una traversa clamorosa. “Anvedi quel regazzino”, avrà detto qualcuno in tribuna: nel sempre più esigente mondo del tifo giallorosso, è questa la frase che ti fa capire che il tuo percorso verso il calcio che conta sta prendendo la piega giusta. Dopo quest’esperienza da ricordare, Riccardi ritorna sulla Terra-Primavera e saluta il pianeta dei grandi con uno speranzoso “Arrivederci”. Alberto De Rossi gli concede quattro minuti contro il Verona e poi la maglia da titolare nell’opaca prestazione contro il Sassuolo. Un passo indietro per Riccardi? Sì, ma solo per prendere la rincorsa.

Leave a Response