Antonio Cassano: L’epitome del genio e sregolatezza

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L’inizio nell’amata Bari e l’approdo alla Roma

La favola di Antonio Cassano meriterebbe pagine e pagine di racconti, ma per la sintesi possiamo limitarci a dire che la sua carriera comincia a Bari. Antonio capisce subito che non c’è tempo da perdere e brucia le tappe, incantando nella Primavera al punto da convincere Eugenio Fascetti, allenatore della prima squadra, a gettarlo in prima squadra a 17 anni e non in una partita qualsiasi, il derby con il Lecce. Il Bari perde, ma il giovane fantasista prende le misure e una settimana dopo dopo farà nascere ufficialmente la propria stella con quel gol da leggenda che stende l’Inter di Lippi, un tecnico che tornerà nella carriera di Cassano.  La Roma non ci pensò due volte ad accaparrarselo e allora ecco che il mercato estivo 2001 è infiammato dall’asta per Antonio, ormai già diventato FantAntonio. Cassano accetta la proposta dei giallorossi: nella Capitale il clima è più favorevole. Inizia così un quadriennio d’amore e odio con tifosi e ambiente. Per la Roma non è una stagione qualunque, bensì quella del post-scudetto. Il binomio con Totti regala gioie e dolori ai tifosi, poi qualcosa si rompe, sia nel rapporto personale tra le due stelle sia in quello con la società, dopo il rifiuto a un ricco rinnovo. Il divorzio dalla Roma è immediato e turbolento.

La parentesi di Madrid e un lungo girovagare pieno di incomprensioni

Nell’inverno 2007 Antonio viene selezionato dal Real Madrid, diventando il secondo italiano a vestire la camiseta blanca dopo Cristian Panucci. Meno di 20 partite di campionato in un anno e mezzo, a causa di una forma fisica inesistente e delle incomprensioni con Capello, che ritrova dopo gli screzi di Roma. In bacheca una Liga, ma soltanto da comprimario. Il ritorno in Italia è inevitabile, ma a sorpresa a puntare su Cassano non è una big, bensì la Sampdoria, in prestito gratuito con diritto di riscatto. Per i blucerchiati è un affare e tra Antonio e la città sarà amore a prima vista, così come i tifosi. La storia tuttavia si interrompe dopo poco tempo: Delneri è volato alla Juve, la squadra si è indebolita e a gennaio Cassano ha un violentissimo litigio con l’allora presidente Riccardo Garrone. E dunque rifà le valigie. Dopo essere stato a un passo dalla Fiorentina, a fine dicembre ecco il clamoroso colpo di scena con il passaggio al Milan. I bei tempi sembrano alle spalle, ma il genio è sempre lo stesso, così il finale di carriera si preannuncia pieno di soddisfazioni. Nell’ottobre 2011 ci si mette anche la salute: un malore al rientro da una trasferta a Roma lo costringe a un’operazione al cuore per chiudere il forame ovale pervio. In seguito ad una breve e infelice parentesi con la maglia nerazzurra dell’Inter, Antonio ci prova nella tranquilla Parma. In terra ducale non sono più i tempi d’oro, ma a ritmi bassi e pur senza continuità Cassano, che ritrova un altro tecnico ben conosciuto come Donadoni, riesce ancora a regalare spettacolo. Almeno per una stagione, chiusa con la storica qualificazione al preliminare di Europa League. Per i crociati è uno scudetto, ma i primi sintomi del clamoroso crac societario cancellano tutto. Cassano decide infatti di rescindere il contratto a gennaio. Appena sei mesi dopo arriva l’inaspettato ritorno in forza al club blucerchiato. Come spesso accade, la minestra riscaldata però non funziona: con Zenga e con Montella FantAntonio trova poca continuità e dopo un solo anno si ritrova al bivio. Il presidente Ferrero lo mette alla porta offrendogli un posto da dirigente, in attesa di scoprire quale sarà il prossimo colpo di scena.

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