Calcio cinese: l’orizzonte del futuro o solo tanto fumo e niente arrosto?

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La conta dei campioni

L’ultimo regalo pagato in yuan potrebbe essere Diego Armando Maradona. Il più grande di sempre strappato a Dubai – trattativa in corso, scrive Mundo Deportivo – per portare tra i ragazzini cinesi, in scuole e centri tecnici, il sogno della pelota, del pallone. El Pibe, altro asset nella strategia del governo cinese per piantare il seme del pallone tra i giovanissimi, per assicurarsi la materia prima per il futuro della Chinese Super League che parte in queste ore (anticipo oggi, Guizhou Zhicheng – Liaoning Whowin). Sicuramente il campionato sotto la lente del mondo del calcio. Un carrozzone mediatico con formula snella: 30 giornate (sino a novembre), 16 squadre, la prima si qualifica per la Champions League asiatica, l’AFC, ai preliminari la seconda e la terza. Le ultime due retrocedono. Per settimane, mesi la Cina si è venduta come terra promessa, l’Eldorado del pallone 2.0: 450 milioni di euro spesi sul mercato, poco meno di 400 di deficit nella bilancia dei pagamenti. Certo, è praticamente una start up. Ma le cifre sono superiori alle ultime uscite in Premier League. E la Serie A attuale riuscirebbe a produrle solo in tre-quattro finestre di mercato estivo. Sono arrivati brasiliani, francesi, italiani, africani, giapponesi, sucoreani. In panchina, ecco Villas Boas, Pellegrini, Magath (13 su 16 stranieri), mentre hanno rifiutato maxiofferte Conte, Mourinho, Benitez.

Le multinazionali dei gol

Certo, è sbarcato dall’Argentina il 33enne Tevez allo Shanghai Shenhua (con lui in squadra Oba Martins e Guarin), ingaggio da 38 milioni di euro annui, 110 mila euro a ogni giro completo d’orologio. Sono invece 25 per Oscar allo Shanghai SIPG, che per lui ha spedito 60 milioni di euro ad Abramovich e altri 55 allo Zenit per assicurarsi Hulk, prendendo a fine mercato anche l’ex Real Madrid e seguace di Mou, Ricardo Carvalho. Al Tianjin di Cannavaro si sono presentati l’ex sogno juventino Witsel (18 mln l’anno) e Pato, allo Jiangsu di Suning, patron interista, l’ex Chelsea Ramires. Al Guangzhou campione c’è Jackson Martinez e il brasiliano Paulinho, allo Hebei Fortune di Hernanes c’è il caso Lavezzi, quasi 28 mln annui e zero gol nel torneo precedente, che avrà il complesso compito di spartire un pallone con Gervinho, ora fuori per infortunio. E poi, Renato Augusto, Jonathan Soriano e Burak Yilmaz al Beijing Guoan, il miglior giocatore della Coppa d’Africa Christian Bassogog all’Henan Jianye. E la proprietà del Guangzhou, l’Evergrande (edilizia) è uno dei colossi finanziari (poco meno di dieci) che hanno piazzato lo yuan sul rettangolo verde, assieme all’Alibaba Group di Jack Ma, primo gruppo di commercio online cinese, che ha acquisito il 38% delle azioni del club. Ma anche il Tianjin di Cannavaro ha alle spalle un colosso della medicina naturale (Quanjin), mentre per altri club ci sono multinazionali di agricoltura, siderurgia, energia, miniere e farmaceutica. La strategia: investire in visibilità, pubblicità, con la benedizione governativa, con marchi in giro per il mondo attraverso i media. E se arrivasse uno tra Messi, Ronaldo o Neymar…

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