Daniele Baselli: l’ultimo step per diventare veramente grande

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Premesse e promesse

Quando la scorsa estate Daniele Baselli ha scelto il Toro anziché trasferirsi in una squadra che gioca per vincere scudetti e coppe, ho pensato che il ragazzo oltre a grandi doti calcistiche avesse anche un ottimo fiuto da investitore. Innanzitutto perché il Toro è un ottimo trampolino di lancio: Cerci, Immobile e Darmian, solo per citare gli esempi più fulgidi, hanno cavalcato l’onda venturiana diventando protagonisti sotto le insegne granata, per poi trasferirsi in piazze più ambiziose. In secondo luogo perché Baselli ha pensato che fosse meglio essere protagonista al Toro, piuttosto che essere uno dei tanti, altrove, magari come rimpiazzo o panchinaro, chiuso e costretto a giocare poche partite. In sostanza, Daniele Baselli da Gottolengo, provincia di Brescia, per diventare grande ha investito su se stesso e sul Toro. Daniele Baselli ha esordito in Serie A il 1°settembre 2013 subentrando alla mezzora della ripresa a Jack Bonaventura, in Atalanta-Torino 2-0 (Il Toro evidentemente era nel suo destino). La trafila svolta nelle giovanili nella Dea, poi il prestito al Cittadella e le prime esperienze in Serie B agli ordini di quel Foscarini che a Bergamo calcò i campi per tre anni nei primi anni Ottanta tra C1 e serie cadetta. Al Tombolato con la maglia granata dei patavini (ancora il granata nel suo destino), Baselli colleziona cinquanta presenze in due stagioni e un golletto piccino piccino contro l’Ascoli nell’ultima di campionato 2012/13, contribuendo di fatto alle due salvezze consecutive della squadra veneta.

L’esplosione grazie a Colantuono e Reja

Nell’estate del 2013, il ritorno alla base, a Bergamo, per l’inizio di una carriera che molti prevedono come ricca di soddisfazioni. Nelle due stagioni atalantine, in Serie A, Baselli raccoglie cinquanta presenze con due gol, agli ordini di Stefano Colantuono e Edy Reja. Nonostante la giovane età Baselli è un calciatore piuttosto maturo, fisicamente non ancora pronto, che si fa apprezzare per le sue doti centrocampista di costruzione, abile nel giocare davanti alla difesa: radiomercato lo accosta a ripetizione alla Juventus (come erede di Pirlo), all’ Inter e al Milan di cui si millanta un’opzione morale e, per concludere, Fiorentina e Napoli. L’avvento dell’esperto Edy Reja sulla panchina bergamasca apre gli occhi a molti sulle capacità del centrocampista bresciano: in molti si stupiscono di fronte alla scelta che il decano degli allenatori italiani fa spostando Baselli in posizione più offensiva. Quel ragazzo alto e filiforme come un gambo di sedano non è un regista, non è quindi il clone di Cigarini bensì una mezzala con notevoli doti di inserimento. Così, sul finire della stagione scorsa, arrivano due reti: una contro il Palermo, una contro il Milan, condite da prestazioni sempre più convincenti. Il trasferimento al Toro, dicevamo, appare come una scelta mirata, ponderata, oculata e tempestiva. Quell’equivoco tattico, al Toro, non si ripresenta. Sin dalla prima di campionato, Ventura lo schiera sempre titolare su nove partite (due le salta per infortunio): Baselli è un altro giocatore e agisce da mezzala, sia a sinistra che a destra, in un centrocampo a cinque. A Bergamo gli imputavano di essere poco cattivo, troppo venezia, poco incisivo, poco intraprendente. Quando Baselli arriva a Torino, Mr. Libidine è categorico: «Può giocare anche davanti alla difesa perché ha i tempi, ha buon senso tattico e buon piede. Ma non è questo il momento».

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