Danilo D’Ambrosio: il terzino che non ha paura di mettersi in discussione

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Un carattere da leone

L’esultanza di Danilo D’Ambrosio in occasione del gol che di fatto ha messo il punto su Inter-Bologna profumava di liberazione e rivincita. Una spolverata sulle scapole, volta a simulare la volontà di scrollarsi di dosso qualcosa di pesante finita sulle spalle dopo un primo tempo contraddistinto da qualche errore individuale. In realtà, anche durante la prima frazione di gioco, l’impegno e la dedizione del giocatore sono parsi incontestabili: corsa, sovrapposizioni e attenzione in fase difensiva (salvo qualche imprecisione durante alcune letture della manovra rossoblù), non poco contro una squadra che fa del calcio sulle corsie esterne la sua arma migliore. Qualche mugugno è arrivato in occasione di qualche cross non esattamente ben calibrato, specialmente in occasione della parte finale della prima frazione di gioco di una gara complicatasi probabilmente anche più del previsto dopo l’infortunio di Icardi. Eppure D’Ambrosio, proprio come successo dopo il fatale errore dello Juventus Stadium, non ha neppure minimamente pensato di mollare: ha subito ripreso a correre e combattere, mettendo addirittura lo zampino su entrambi i gol della gara, prima con una sponda aerea per Perisic, poi con la girata vincente che ha chiuso la partita. L’errore in casa dei bianconeri sembra proprio aver scosso in positivo il giocatore, protagonista ormai da due settimane abbondanti di gare ampiamente sufficienti. Una, addirittura, da difensore centrale, ruolo sul quale Roberto Mancini intende lavorare, facendo ancora una volta leva sulla grande duttilità del ventisettenne originario di Napoli.

Enormi margini di miglioramento

La possibilità di giocare in più posizioni del campo è senza dubbio il pregio più grande dell’ex esterno del Torino, in grado di interpretare senza particolari problemi ben quattro ruoli: terzino sia destro che sinistro, esterno sinistro di centrocampo in un 3-5-2 e da qualche settimana anche quello di difensore centrale. L’anticipo di ieri dice però tanto sulla corsia preferita del numero 33, senza alcun dubbio quella mancina, frutto di un’esperienza altamente formativa da esterno sinistro nel collaudato sistema del Torino di Ventura. Quello del tecnico ex Bari era un sistema particolarmente congeniale ai movimenti del giocatore, più bravo ad esaltarsi in fase di inserimento che a cercare il fondo da terzino e tentare il traversone in area, non esattamente la specialità della casa. La concorrenza nelle aree di competenza del campano è ampia, ma il giocatore sembra patirla relativamente: la continuità trovata dopo il difficile inizio di stagione gli ha permesso di collezionare dodici presenze in maglia nerazzurra sulle ventisei gare di campionato, che tenendo conto della totale assenza dai campi di gioco nei primi tre mesi stagionali da vita ad un bottino più che dignitoso. Mancini spesso lo ha scelto in gare di grande sacrificio, dove la necessità di un terzino in grado di interpretare al meglio le due fasi era maggiore dell’avere un interprete più decisivo in fase offensiva ma meno convincente in fase di non possesso. Il giocatore sembra inoltre particolarmente votato agli inserimenti su palla inattiva, aspetto particolarmente apprezzato dal tecnico jesino, che fa completo affidamento sull’ex Torino anche in queste particolari circostanze. I gol contro Sampdoria e Bologna non sono infatti assolutamente casuali: Danilo sa sia inserirsi dopo una sponda che staccare da fermo raccogliendo direttamente il cross proveniente dalla bandierina, diretti in più circostanze proprio verso la testa del campano, bravo anche a vedere gli inserimenti dei compagni proprio come avvenuto in occasione della sponda per Ivan Perisic.

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