Federico Chiesa: il figlio d’arte che può stravolgere il futuro dell’Italia

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Una carriera da predestinato

Federico Chiesa si iscrive all’università nel 2015, per crearsi un’alternativa in caso andasse male col calcio. Scienze dell’Attività motoria. Una materia che, gli ha fatto notare il padre, può essergli utile per il calcio: «Voglio capire bene come funziona il mio corpo». Dopo alcuni mesi spiega che vuole cambiare. Pensa a Chimica. Non se la sente di provare con Fisica, il vecchio sogno: riconosce che sarebbe troppo impegnativo. Alla fine vira su Lingue, un percorso coerente con quello scolastico. La prima squadra è la Settignanese, a pochi metri da Coverciano, da dove sono usciti altri giocatori di A come Lorenzo Tonelli. Il suo allenatore si chiama Kurt Hamrin. Federico si diverte e torna a casa sempre sporco di fango: «Ero un bambino felice». Verrà il padre, un giorno, a raccontargli la leggenda di “Uccellino”, quel signore svedese che lo allena. Nel 2014 aveva giocato, con la Primavera viola, contro la Sampdoria allenata da suo padre. Oggi, racconta il figlio, Enrico non gli dà consigli tecnici. Per quello c’è il tecnico, prima Paulo Sousa ora Pioli. Al contrario, è lui a chiedere a Federico informazioni sui metodi degli allenatori, per migliorare abbastanza da poter guidare una prima squadra.

Progressi sempre costanti

Esterno, seconda punta o “ala entropica” come lo definiva Emanuele Atturo quasi un anno fa. Il futuro dirà molto del ruolo che meglio può esaltarlo. Di certo la somiglianza col padre va aumentando, tiro a giro dopo tiro a giro. Un complimento paterno gli ha fatto particolarmente piacere. Quando gli disse che è un generoso. E Federico se lo riconosce: «Non tutti i ragazzi della mia età pensano al noi piuttosto che all’io». Arriva ai vent’anni con un livello raro di consapevolezza e una maturità che sta diventando anche tecnica. La crescita della persona si direbbe accompagnare, senza farsi lasciar dietro, quella del giocatore. È cauto. Anche se si sta dimostrando uno dei grandi prospetti del calcio italiano, insiste a ripetere che non ha ancora fatto nulla. D’altronde il padre ha posto l’asticella molto in alto: Diventerai un giocatore di serie A quando avrai fatto almeno trecento presenze. Intanto c’è la Fiorentina. E la Nazionale. Perché dopo il primo stage dell’aprile scorso e dopo queste settimane di conferma, tutto lascia intendere che Federico sia destinato alla nazionale maggiore. E a stretto giro strappare una convocazione, superando l’Under 21. Il Mondiale 2018 può essere un orizzonte verosimile, se l’Italia avrà accesso.

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