Federico Dimarco: spinta incessante sulla fascia ma anche tanta qualità

federico-dimarco

Enormi margini di crescita

Federico Dimarco è nato nel novembre del 1997 a Milano, ed è cresciuto nel quartiere Calvairate, in quella Zona 4 che è un po’ la culla del rap italiano di nuova generazione: «Viale Molise, Piazza Insubria, Via Ugo Tommei, fino a piazza Ovidio, Piazzale Cuoco, Corvetto, Falco è caldo, Ciccio è caldo», e via discorrendo. Un po’ ci assomiglia, Dimarco, a Rkomi e gli altri della nuova scuola; e non mi riferisco solo al completo felpa + doppio taglio + Staffordshire bull terrier, quanto all’impressione che molte cose gli vengano facili, che si muova in campo con quella fluidità, con quella naturalezza fondamentale nel rap per essere rispettati, quella comprensione delle dinamiche necessaria per capire il gioco, quella sensazione che «col flow ci palleggio». Dal punto di vista strettamente calcistico Federico Dimarco si inserisce nella scia dell’evoluzione di un ruolo sempre più complesso da interpretare e, in poche parole ma forti, potrebbe diventare il primo grande terzino italiano di nuova generazione. Certo, dovrà dimostrare di averne la stazza, anche proprio in senso letterale, migliorando la sua struttura fisica (è alto 174 centimetri, e fisicamente sta mostrando qualche difficoltà di adattamento ai ritmi della Serie A). Soprattutto, dovrà lavorare sul proprio atteggiamento mentale. Dimarco dovrà capire alla svelta, come tutta la nuova scuola di calciatori italiani, che d’accordo il talento aiuta, ma il grande margine di crescita è nella personalità.

I modelli

“Mi ispiro a Jordi Alba, Marcelo e Roberto Carlos”, queste le parole di Dimarco dei giorni scorsi. Proprio il brasiliano è rimasta una ferita aperta nel cuore dei tifosi dell’Inter: fu lasciato partire nel ’96, dopo una sola stagione, per precisa volonta dell’allora tecnico Roy Hodgson, aprendo una voragine che non si è mai riempita (salvo gli anni di Maxwell). Un anno dopo il suo addio, è nato Federico Dimarco. Nerazzurro da quando aveva 7 anni, a 12 è stato trasformato da esterno offensivo a terzino. Piede educato, specialista in rigori e punizioni, dalla sua qualità si evince un passato da attaccante. Ora, dopo 15 partite in Serie B con l’Ascoli e 4 assist collezionati, la Serie A con l’Empoli (già assaggiata per qualche minuto con l’Inter il 31 maggio 2015) e un futuro, chissà, all’Inter, per raccogliere quell’eredità verdeoro ancora vacante. Come detto, Dimarco da piccolo giocava in attacco, dove giocano i bambini più forti e con una tecnica di tiro all’altezza. All’Inter è stato subito spostato ala sinistra, dove di solito finiscono gli attaccanti tecnici che non riescono a svilupparsi in altezza. Il processo di arretramento è terminato quando aveva 12 anni, con la definitiva retrocessione (in senso letterale, non che ci sia niente di disonorevole o meno attraente nel fare il terzino) sulla linea di difesa, voluta da Michele Ravera, allenatore degli Esordienti Regionali.

Leave a Response