Giorgio Chiellini: il gorilla pronto ad una nuova cavalcata in bianconero

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Cosa ci si aspetta

Ritrovata l’integrità fisica, imprescindibile per un giocatore che ha costruito le sue fortune su aggressività, contrasti e uso del corpo, Chiellini si è ripreso un ruolo centrale nella fase di non possesso, malgrado le difficoltà collettive nel sostenere il 4-4-2 varato nell’ultima parte del 2016/17, legate a condizione atletica, interpretazione della fase difensiva e spaziature. Probabilmente in questa situazione deficitaria, dove era chiamato a dover intervenire pure su errori altrui e coprire più campo, il difensore della Nazionale si è esaltato, con quei contrasti e quei recuperi brutali e talvolta scomposti che sono entrati nell’immaginario dei tifosi. Senza Bonucci, inevitabilmente, la sua influenza è cresciuta anche sulla fase di possesso, in particolare nella costruzione bassa. Non solo Chiellini riceve un maggior numero di passaggi (dai 41,62 del 2016/17 ai 46,4 del campionato in corso), ma ha raggiunto l’apice in carriera come numero di passaggi effettuati, 71,65 per 90’ (solo nel 2014/15 si era avvicinato, arrivando a 68,1 p90’), contestualmente ad una percentuale di passaggi completati scesa all’86,1%, il dato più basso dal 2011. In questa stagione, in particolare quando viene schermato Pjanic, si deve prendere maggiori responsabilità nell’impostazione dell’azione e non è un caso quindi il primo posto in rosa tra i giocatori di movimento sia nei lanci completati (5,5, 0,9 in più dell’ultimo campionato dove era preceduto da Bonucci e Marchisio) sia in quelli sbagliati, 4,2. Nella mappa delle posizioni medie Chiellini è maggiormente decentrato sulla sinistra rispetto al passato anche perché più propenso ad aprirsi per ricevere e giocare il pallone.

Nuove mansioni

Quello di Chiellini è un calcio che aderisce nella maniera più letterale possibile al termine “difensore” e che non trova dunque la sua esaltazione nella ricerca del gol, bensì nel volerlo evitare. Una missione se vogliamo reazionaria rispetto alla direzione che il calcio sta prendendo, sempre più orientato in funzione della fase offensiva, o rispetto ad alcuni suoi colleghi come Mascherano che vivono la fase difensiva come una sofferenza. «Devi provar piacere ad anticipare il pensiero dell’attaccante – ha spiegato nella medesima intervista linkata sopra – quindi a fermare l’attaccante e distruggere il gioco dell’avversario (…) E poi devi essere tra virgolette un pessimista, nel senso che quando hai la palla devi pensare sempre negativamente se te, la tua squadra o un tuo compagno la può perdere da un momento all’altro, se l’avversario può saltare il tuo compagno e creare una situazione pericolosa. Non è semplice riuscire a farlo per 90 minuti in tutte le partite perché poi l’impegno è tanto e quando magari sei anche più stanco e meno lucido fai fatica a pensare, ma la cosa più importante a prescindere dalle qualità tecniche e atletiche penso che sia poi la testa».

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