La favola del Leicester: quando la realtà supera l’immaginazione

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Un miracolo sportivo dai contorni storici

Un’inquadratura scura e di bassa qualità su una folla di tifosi che esultano in un pub di Leicester; le immagini sfocate e mosse, rubate dalla bruttissima Casa Vardy, dove qualche giocatore irriconoscibile esplode al fischio finale di Chelsea – Tottenham. Titoli di giornali stampati sopra foto di repertorio di Ranieri con le braccia al cielo. Immagini non altezza di uno dei più grandi e incredibili successi sportivi della storia. Per questo, probabilmente, molti si auguravano un finale diverso, magari all’Old Trafford, nella cornice di uno stadio soprannominato “il teatro dei sogni”, magari sigillato da un gol finale di uno degli eroi più improbabili e sgangherati della storia. Invece questo finale poco scenografico, leggermente imperfetto, ha se non altro avuto il merito di aumentare l’effetto di realtà di una vicenda che altrimenti corrisponderebbe più a una sceneggiatura scritta che a qualcosa che abbiamo davvero vissuto davanti ai nostri occhi. La storia del Leicester ricalca in modo così esatto il plot del “miracolo sportivo”, il suo arco narrativo, il suo sistema di personaggi, da esprimere una potenza stereotipica persino superiore a una narrazione finzionale. Per definirla è stato praticamente impossibile utilizzare termini diversi da ‘Fiaba’, ‘Miracolo’, ‘Favola’, e in effetti la storia del Leicester contiene al suo interno buona parte dei caratteri che Vladimir Propp aveva individuato come quelli fissi di una fiaba di magia. Esiste una somiglianza strutturale tra le fiabe di magia e le storie dei miracoli sportivi, data soprattutto dalla similitudine e la fissità del loro arco narrativo: entrambe partono da una situazione iniziale di difficoltà, spesso di estrema difficoltà, e mettono in scena una risalita inesorabile e incredibile, intervallata da prove di forza. Entrambe prevedono un sistema di personaggi abbastanza fisso, fatto di caratteri stereotipici. Questo le rende estremamente semplici, riconoscibili e chiare nelle loro intenzioni morali.

Una cavalcata che resterà negli annali

In qualche modo le fiabe rappresentano la proiezione di alcune strutture elementari del nostro pensiero. Rispondono a istinti e desideri profondi, racchiudono il mondo attraverso schemi rigidi e per questo comprensibili. La complessità è sempre ridotta all’interno di un micro-cosmo morale rassicurante. Lo sport rappresenta un terreno elettivo per narrazioni di questo tipo, tanto che i racconti dei miracoli sportivi hanno praticamente saturato il mercato più grande dei racconti sportivi negli ultimi trent’anni. Quando una storia avviene nella realtà allora non si può non rendergli tributo, e infatti un film sul Leicester è stato annunciato ancora prima che la squadra riuscisse a vincere il titolo. Le storie dei miracoli sportivi ci rassicurano sul fatto che nella vita il successo non è negato a nessuno, a patto che non si smetta mai di lavorare duro, essere umili, crederci sempre. Le prime parole di Claudio Ranieri dopo la vittoria hanno abbracciato un respiro morale ampio: «L’unica dedica che posso fare è dire a tutti di crederci. Provateci, non solo nel calcio, ma in tutti i campi della vita». Ho provato a ripercorrere la storia del Leicester cercando di evidenziare quanto il suo arco narrativo, i suoi motivi, i suoi personaggi, ricalchino quelli della fiaba. Per farlo mi sono appoggiato alla Morfologia della Fiaba di Propp, ma anche a TV Tropes, un sito che raccoglie e cataloga i motivi ricorrenti all’interno della narrazioni.

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