Leonardo Pavoletti: l’attaccante che rischia di perdere il fiuto del gol

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I numeri parlano chiaro

Leonardo Pavoletti in Serie A ha un record: un pallone ogni 33 che tocca finisce in rete. È un attaccante d’area, classico ma al tempo stesso moderno. Sente la porta, ma non si limita a stazionarci nei pressi. Corre molto, aiuta in ripiegamento, lotta e apre spazi per i compagni. Il Genoa ne sfrutta le doti aeree: Pavoletti è primo in campionato per contrasti aerei vinti, 4,1 a partita, davanti a Milinkovic-Savic e Dzeko (3,8). È anche il giocatore che ha segnato più di tutti di testa, quattro reti. È necessario nell’economia di squadra, non solo quando la butta dentro. Pavoletti ha saltato sette partite (quattro per squalifica, tre per una distorsione) e quella con il Carpi praticamente non l’ha giocata, visto che è stato espulso dopo sei minuti (una gomitata “senza senso”, per Gasperini). Ebbene, in queste otto partite il Genoa ha sempre perso, e cosa ancor più rilevante ha segnato un solo gol. Con Pavoletti in campo, il Genoa ha perso solo due volte su tredici, con ben altra media punti. Per questo Gasperini lo accosta a Higuaín, per il peso specifico che apporta alla squadra: «Sarebbe molto utile a Conte».

Alcune chance sprecate

Come fa un calciatore che sosteneva di “non avere qualità eccelse” a reggere, seppur per certi versi, il paragone con Higuaín, lo spiega sempre lui. «Sono sempre stato uno che metteva più carattere degli altri. Gli ostacoli che ho incontrato li ho superati soprattutto con la testa. Se mi fossi buttato giù, non avrei più combinato nulla, invece ho sempre affrontato le cose rimanendo lucido». Fa vedere buone cose in Lega Pro Seconda Divisione con Viareggio e Pavia: così nel 2010 lo tessera il Sassuolo, che lo gira alla Juve Stabia in Prima Divisione. Di fatto perde un anno: si infortuna, gioca poco, scende ancora di categoria nel Casale. Tiene duro. Al Genoa è arrivato nella scorsa finestra invernale, debuttando da titolare solo alla dodicesima occasione utile. Gasperini non era proprio dell’idea di farlo giocare: a fargliela cambiare fu la grinta con cui Pavoletti si allenava. Ha chiuso la scorsa stagione con sei gol in 462 minuti, uno ogni 77. La tifoseria rossoblù lo ha accolto come fosse uno di loro, come se pochi minuti prima fosse sceso dalla Gradinata Nord e si fosse infilato in fretta una maglietta da gioco. Pavoletti con il pubblico dialoga, anche in campo, anche solo idealmente. Si lascia perforare dall’estasi contenuta nell’urlo per un gol, come quando, contro il Sassuolo, ha segnato al 95′, e poi ha detto: «Sento ancora il boato dello stadio». A quella rete un tifoso si è sentito male, e dopo qualche tempo Pavoletti lo ha incontrato e ha postato la foto su Facebook. È sulla sua pagina che l’attaccante trova il modo di tradurre in parole ciò che fa in campo, comunicando da leader, ma da leader rispettoso e coinvolto.

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