Lorenzo Insigne: lunga vita al nuovo principe di Napoli

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La trasformazione con Sarri

L’Insigne che Maurizio Sarri trova al momento del suo insediamento sulla panchina azzurra è, perciò, un giocatore umorale, incompleto, indefinito e indefinibile: da reimpostare del tutto, proprio come il resto della squadra. Il tecnico toscano lo prova prima alle spalle delle punte, poi, dopo aver trovato la quadra collettiva con il 4-3-3 di cui Higuaín è il centro di gravità permanente, lo riporta sull’amato centro-sinistra, aprendogli nuove prospettive nello sfruttamento dello spazio a disposizione: agendo da trequartista atipico piuttosto che da ala pura, Insigne impara a ricollocarsi in un contesto di squadra finalmente rispondente alle sue caratteristiche, scoprendosi determinante in una maniera diversa da quella che ci si potesse aspettare ad inizio carriera. Non è più necessario forzare l’uno contro uno ad ogni costo per creare la superiorità numerica: basta saper occupare gli spazi che si vengono a creare grazie al movimento continuo di una catena di sinistra livello cinque stelle extralusso completata da Hamsik e Ghoulam. Insigne riesce a leggere e interpretare al meglio i flussi di gioco, trasformandosi nel vero regista avanzato della squadra e “brevettando” due movimenti che ancora oggi costituiscono l’ago della bilancia delle fortune offensive dei partenopei: il primo trademark è costituito dalla scalata a mezzala in fase di possesso per favorire gli inserimenti  senza palla del capitano Hamsik, poi servito sulla corsa in verticale per facilitare la battuta a rete; il secondo, invece, è costituito dalla perfetta intesa con Callejon servito sempre con i tempi giusti nel suo classico taglio alle spalle dell’ultimo difensore dopo aver sovraccaricato il lato forte, in una riedizione pallonara dello “Stockton to Malone” che fu.

Prospettive future

Non è un caso, quindi, che dal 2015/16 Insigne sia il giocatore del Napoli ad aver creato il maggior numero di occasioni da gol (22 assist e 125 passaggi chiave in Serie A, rispettivamente quattro e 11 soltanto in quest’inizio di stagione) oltre che uno cui Sarri difficilmente rinuncia (97 presenze tra campionato e coppe dall’agosto 2015, 49 su 50 gare disputate dagli azzurri nel 2016/17). Le critiche ricevute in occasione delle ultime uscite con la Nazionale hanno rafforzato l’impressione di un giocatore cui manchi l’ultimo passo per la definitiva consacrazione. L’Insigne di oggi si è dimostrato un elemento fondamentale e decisivo in un sistema di gioco ben rodato, ma che non riesce ancora a incidere compiutamente quando deve agire al di fuori di uno spartito tecnico e tattico predefinito. Qualora si riuscisse a bilanciare la nuova dimensione associativa del suo calcio con una più immediata, istintiva ed estemporanea, saremmo al cospetto non solo del miglior giocatore italiano del momento, ma anche dell’ultimo depositario della tradizione dei grandi fantasisti che furono.

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