Mario Balotelli: why always me?

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Eternamente destinato a far discutere

Mario Balotelli torna a far parlare di sé, non per le prodezze sportive bensì per i nuovi (auto)gol sui social network. In realtà non è una grande novità: cosa ci si può aspettare dall’ex-calciatore ancora in attività più forte di sempre? È una battuta, certo, ma dietro ogni battuta si nasconde sempre un fondo di verità, spesso amara. Mario Balotelli quest’anno gioca nel Nizza, in Francia, un campionato di secondo piano come quello italiano, in crescita rispetto alla nostra Serie A ma decisamente in ombra rispetto ai grandi campionati europei, come quello inglese, in particolare, da cui proviene Mario Balotelli, dopo due anni trascorsi tra le tribune di Anfield e la panchina di San Siro. È ripartito dal basso, dopo essere sparito dalla circolazione per due anni interi, dopo aver perso la Nazionale che aveva condotto in finale all’Europeo nel 2012, dopo aver vinto tutto con l’Inter durante i suoi primi tre anni da professionista, prima di trasferirsi al Manchester City di Roberto Mancini, che ha contribuito a portare sul gradino più alto della Premier League, prima di litigare e di farsi cacciare al Milan, la squadra che lui ama da sempre e che ha portato in Champions League a suon di gol, prima di farsi detestare e farsi cacciare anche da lì. “Ho sbagliato a farlo tornare in Italia”, ammise Mino Raiola, procuratore di Balotelli e, probabilmente, più grosso problema della carriera di Supermario. Lo riporta in Terra d’Albione, al cospetto della Kop, che ci crede, che lo aspetta, che lo sopporta sedici partite e che, esasperata, lo rispedisce a Milano, dove in 23 partite non conclude nulla di buono, al di là di 3 gol.

Le stigmate di un predestinato

Il 16 dicembre 2007 è la data del suo esordio con la maglia dell’Inter -che getterà a terra qualche anno dopo, facendo infuriare i primi tifosi ad averlo amato e sostenuto-, il 30 giugno 2016 è la data in cui ha fatto ritorno a Liverpool come un peso di cui liberarsi, come un ex-giocatore di cui sbarazzarsi, inutile a qualsiasi scopo. Nel mezzo ci sono stati 9 anni di carriera, dei quali ci si ricorda per qualche gol, qualche esultanza a petto nudo, figlie non riconosciute, fidanzate, macchine di lusso, petardi sparati in casa, compagni bullizzati, tweet, messaggi social e la fede milanista di Balotelli. Mario non la nasconde, come non la nascondono tutti gli ex-calciatori che ormai non devono più fingere di tifare per la squadra in cui giocano: Why always me? Se lo chiede anche Mario quando termina l’idillio con il City. Perché, pur non essendo cattivo, pur avendo qualità fisiche e tecniche da fuoriserie, ha la centralina che va in cortocircuito troppo spesso e un meccanico che, da ex-pizzaiolo, non ha mai saputo, o voluto, ripararla per davvero. Balotelli quest’anno è tornato a giocare dopo due anni di sostanziale inattività. È ripartito dal Nizza, che ha la maglia rossonera, che si sta giocando la vittoria finale della Ligue 1 anche grazie ai suoi 15 gol in 24 partite. É tornato all’attività con il Nizza che, domenica, senza Balotelli squalificato, ha conquistato la qualificazione matematica ai preliminari di Champions League della prossima stagione. È ripartito dal Nizza, che lo ha protetto tenendolo lontano dai riflettori, nascosto dalla penombra di un campionato poco raccontato, da una piazza poco abituata alla ribalta, una di quelle squadre dove finiscono d’abitudine le vecchie glorie per dare lustro ed entusiasmo ad una squadra di secondo piano. Missione compiuta e, infatti, ecco di nuovo Balotelli.

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