Mattia Seno: spinta sulla fascia unita ad un talento sopraffino

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La storia

Mattia Seno nasce a Mestre, il 29 Maggio 2000, da papà Mauro e mamma Roberta, due genitori modello. Il padre è una allenatore di basket e il piccolo Mattia respira in casa i valori sani dello sport fin dalla nascita. Dal padre apprende la disciplina ferrea, che sta alla base del successo sportivo, da mamma Roberta eredita quella serenità che lo contraddistingue in ogni situazione di gioco. Mattia è un duro, sì, ma dal cuor gentile. Lottatore generoso in campo, senza mai dimenticare il rispetto dell’avversario, ragazzo genuino e spontaneo nella vita quotidiana. Chi lo conosce da sempre, fin dai primi calci dati ad un pallone all’età di sei anni con la maglia del Favaro Calcio, giura che Mattia è sempre lo stesso: un ragazzo che conosce una sola via per migliorare giorno dopo giorno, il sacrificio e l’umiltà. Tre anni al Favaro Calcio e poi l’approdo alla Liventina Gorghense, dove gli allenatori si accorgono della grande preparazione tecnica del ragazzo e lo impiegano prima da centrocampista centrale e poi da terzino Alla Liventina gioca per cinque stagioni, le ultime tre da difensore centrale. Già, perchè è li che Mattia può mettere al servizio della squadra le doti migliori. Durante l’ultimo anno alla Liventina Mattia si ritrova agli ordini del tecnico Alberto De Nardi, una delle figure chiave della crescita calcistica del ragazzo. Il feeling è innato, Mattia migliora a vista d’occhio, fino alla chiamata del Genoa. Per il ragazzo è un treno da non perdere, lui, come sempre, sale a bordo con una serenità che a volte lascia esterrefatti anche i genitori. O forse no. In casa ormai è chiaro: Mattia studierà, ma il calcio può essere la sua vita.

Le peculiarità

Mai come in questo caso, l’educazione familiare e il profilo psicologico del ragazzo ci sembrano incidere sul suo comportamento dentro il rettangolo verde e sul livello qualitativo delle sue prestazioni. Mai una sbavatura, un intervento fuori posto, una parola irriguardosa indirizzata verso l’arbitro o un avversario. Sicuro nelle chiusure difensive e concentrato per tutto l’arco della gara: Mattia ha la stoffa innata del leader, che col suo esempio e le sue indicazioni guida e confersice sicurezza all’intera retroguardia dei grifoncini. Non disdegna e non teme il gioco duro, nella lotta si esalta e si fa rispettare. E’ un difensore arcigno, uno di quelli che non ti molla proprio mai. Ma c’è di più. Alla Liventina ci avevano visto giusto, quando lo impiegarono da centrocampista arretrato. Mattia, infatti, si fa apprezzare molto anche in fase d’impostazione. Sui calci da fermo, in fase offensiva, rappresenta molto spesso  una vera e propria spina nel fianco per le difese avversarie, grazie ad un eccellente timing nello stacco di testa e ad un ottimo fiuto del gol.

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