Pakhtakor Tashkent: Storia di una tragedia dimenticata

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Una tragedia simile a quella del Grande Torino e della Chapecoense

La tragedia del Chapecoense ha riportato alla memoria le tragedie aeree che hanno riguardato squadre di calcio consegnate alla leggenda e scandito il ‘900. Dal Grande Torino a Superga il 4 maggio 1949 a La Tragedia del Alianza Lima, che l’8 dicembre 1987 – al largo del porto di Callao – vide inabissarsi il Fokker F27 con a bordo i Los Potrillos, giocatori e staff tecnico della squadra peruviana, in quell’anno tra le sue più forti versioni della storia. Dai Busby Babes del Manchester United nel ’58, alla nazionale zambiana nel ’94. In mezzo, la storia meno conosciuta del Pakhtakor Tashkent, squadra che ben figurava nel massimo campionato sovietico di allora e che nel 1979 pagò il dazio più duro al destino, nell’incidente che l’11 agosto di quell’anno si verificò nel cielo di Dneprodzerzhinsk (città che oggi porta il nome di Kamianske, sita nell’Ucraina centro-orientale), nel viaggio che stava portando la formazione uzbeca in Bielorussia per affrontare il match contro la Dinamo Minsk. “In quell’incidente, tra gli occupanti dei due velivoli, persero la vita 186 persone, tra cui 17 tesserati della squadra uzbeca, 14 calciatori e 3 componenti dello staff tecnico.

Le testimonianze e i documenti ufficiali inaccessibili

Era una squadra competitiva, como lo era ai tempi il massimo torneo dell’ex Urss: il Pakhtakor era formazione da centro classifica, in un periodo in cui comandavano Spartak Mosca, Dinamo Kiev e Dinamo Tbilisi”, racconta Damiano Benzoni, Damiano Benzoni, caporedattore della pagina sportiva di East Journal e autore di una ricerca approfondita sui fatti di quell’11 agosto: “Si trattò di una collisione – prosegue Benzoni -, verificatasi due Tupolev dell’Aeroflot (delle divisioni CAA Bielorussia e Moldovan RPO, ndr). Dopo l’incidente fu impossibile il riconoscimento delle vittime tanto che, al cimitero Botkin di Tashkent, vennero tumulate solamente un pugno di cenere e un mucchietto di pietre chiuse in una bara”. Sulla vicenda non venne mai fatta chiarezza e i suoi contorni sono quelli classici dei file secretati, affari di Stato che vengono chiusi in un faldoni e blindati dentro chissà quale cassetto. “La responsabilità dell’incidente ricadde sui due controllori del traffico aereo, poi condannati a 15 anni di colonia penale – ricostruisce Benzoni -. Uno, Nikolay Zhukovsky, qualche tempo dopo, si tolse la vita. L’altro, Vladimir Sumskoy, liberato dopo sei anni, dichiarò alla Pravda che l’impatto era riconducibile al transito in quel momento dell’allora segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Leonid Brezhnev, che aveva fatto sgombrare la rotta. Praticamente tutto il traffico sui cieli dell’Ucraina venne convogliato in soli due corridoi, rendendo la situazione ingestibile e portando come conseguenza all’errore umano che causò l’impatto. tra i due aerei. Versione che, ovviamente, venne smentita dalle fonti ufficiali che, a loro volta, mantennero inaccessibili diversi documenti legati alla ricostruzione dei fatti anche ai famigliari delle vittime”.

 

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