Simone Muratore: il rilancio personale dopo l’accanimento della sorte

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Il percorso di crescita

È la regola della Primavera. Ogni due anni, si deve rifondare. Cambiano protagonisti e personaggi secondari, cambia la qualità dei giocatori, il tipo di interpreti, cambiano i caratteri dei ragazzi con cui si ha a che fare. E per gli allenatori che rimangono al loro posto, vivendo questo cambiamento, quello che potremmo definire l’anno zero è senz’altro il più difficile. Diventa fondamentale aggrapparsi ai talenti rimasti, trovare i profili giusti per dare alla nuova costruzione fondamenta solide. E Fabio Grosso ha trovato il suo leader per questa nuova stagione: Simone Muratore. Muratore non è certo un nuovo arrivato in casa Juve. Classe 1998, è bianconero da anni e da almeno tre è nel giro della Primavera. Si è affacciato già nella stagione 2014/2015, quando i ‘98 erano ancora Allievi. Grosso, però, notate le sue qualità l’ha aggregato sempre più spesso con la sua squadra, facendogli fare un po’ la spola e facendo scoprire agli osservatori un prospetto da tenere d’occhio. Chiude quella stagione con ben 13 presenze in campionato e una in Coppa Italia, dove segna il gol decisivo per il passaggio del turno nel derby contro il Torino. Può esistere paletto migliore per tracciare il proprio percorso di crescita? La successiva doveva essere la stagione dell’affermazione. La concorrenza è folta, ma gli impegni sono tanti e la voglia della Juve di essere protagonista in tutte le competizioni elevatissima. Lui è quasi sempre titolare. Ha un anno in meno – qualche volta anche due – degli avversari, ma non si nota. Testa alta, fisico già sviluppato e qualità tecniche importanti gli consentono di ritagliasti lo spazio che il suo talento esige, ma, poi, nella gara disputata in Germania, contro il Borussia Monchengladbach, la sfortuna mette il suo zampino. Crociato ko e, di fatto, stagione finita.

La tegola degli infortuni

In realtà, Simone colleziona qualche apparizione nel finale di stagione, quando la Juve si gioca i trofei che contano e questo già fa capire quale strada abbia scelto al bivio che in questi casi tutti si trovano davanti: mollare o lottare? La seconda ovviamente, per tornare il prima possibile. La società gli è stata accanto, l’ha guidato tenendolo per mano nella strada verso il pieno recupero e l’ha sostenuto nei momenti più bui. L’ennesimo segno di fiducia, ma, e questo è un merito della Juve, nessun ragazzo viene lasciato solo in quei momenti se veste il bianconero. Ora l’infortunio è alle spalle e, notizia ancor più bella, non c’è traccia di scorie. In queste prime apparizioni stagionali, Muratore è tornato quello di un tempo, forse ancora più maturo e responsabile. È consapevole del suo ruolo in questa squadra, indossa con fierezza quella fascia da capitano che in queste prime uscite ha dato davvero l’impressione di essere sul braccio giusto. Probabilmente, al suo ritorno, finirà su quello di Clemenza, ma questo non ridurrà l’importanza di Muratore in mezzo al campo. Anzi, con Clemenza trasformerà la zona nevralgica nel cuore pulsante della squadra.

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