Simone Verdi: il talento non è nulla senza lavoro

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Le prospettive e i paragoni scomodi

La specificità di Simone Verdi la raccontava di recente il padre in tribuna al Dall’Ara: «Neanche Simone sa bene se è destro o sinistro». Giancarlo Marocchi dice che è destro, perché col Cagliari la punizione dell’1-0 l’ha calciata così. Ma Fabrizio Castori, che l’ha allenato l’anno scorso al Carpi, lo smentisce: «Lui calcia le punizioni con entrambi i piedi, e anche i calci d’angolo». Lo stesso Marocchi nota che «in effetti, quando la palla ce l’ha sul sinistro, non si sposta mai». Ambidestro, oh yes. Angelo Antenucci, allenatore che punta molto sulla tecnica e che al Bologna fu il vice di Mihajlovic, spiega: «Verdi è sempre equilibrato sulle due gambe, ha ottimi appoggi, noi addetti ai lavori diciamo che appoggia sempre sulla bisettrice della palla, blocca perfettamente anca, ginocchia e caviglia, inclina il busto in avanti. Insomma, meccanicamente è perfetto». Il rischio, ad accostarlo a Igor Kolyvanov, è di esagerare, ma qui non si confrontano gol e carriere, semplicemente la tipologia di calcio. Quella naturalezza che di Verdi colpisce, appena addomestica il pallone.

Un giocatore versatile e ambidestro

Racconta Carlo Nervo: «Io ho avuto la fortuna di giocare tanto con Igor, soprattutto di allenarmi con lui, perché la partita è spesso un condensato di quel che si vede in settimana. Faceva cose pazzesche, lui realmente non aveva il piede debole. Una domenica lo vidi tirare un rigore col sinistro e una punizione col destro. Da non credere. Il confronto con Verdi, da questo punto di vista, ci sta. Poi Simone deve ancora crescere molto, caratterialmente, tatticamente, deve maturare ma Bologna può essere il posto giusto, e lavorare con Donadoni gli servirà. Le qualità le ha tutte, a questi livelli sono pochi gli ambidestri». Nella A attuale forse Zielinski, sicuramente Hernanes. In quella di qualche anno fa Sneijder. L’elenco non è lunghissimo, anzi. Un totem resta Paolo Maldini, destro naturale che gran parte della sua strepitosa carriera la trascorse a sinistra. Ma come spiega Donadoni, essendo un difensore, non aveva le doti tecniche che ha Verdi. Chiaro, il palmares è un’altra cosa, per gonfiare quello occorrono molteplici qualità, la tecnica da sola non basta. Verdi per esempio può darsi non abbia la fisicità per diventare un primattore, chissà. «Ma la sua naturalezza è davvero inconsueta», nota Antenucci: «Se fai ore e ore contro un muro la tecnica la migliori, non c’è dubbio». Un esempio lampante, negli ormai lontani anni ‘70 fu Pulici, tre volte capocannoniere in A. «Ma per quanto ti alleni non raggiungi quella perfezione che Verdi ha di suo».

 

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