Valerio Rosseti: il progresso costante destinato al vertice

valerio rosseti

Ampi margini di miglioramento

Non è facile diventare grandi. Innanzitutto, devi distinguerti dagli altri. Poco, ma sicuro. Per Lorenzo Valerio Rosseti, è stato molto complicato. Innanzitutto per il cognome. Si fa confusione fra Rossetti, Rosetti e Rosseti, appunto. Basta fare una rapida ricerca e vedere i primi tabellini delle partite di Lorenzo per capire. Poi, la questione del nome doppio. Perché oltre a Lorenzo c’è Valerio, secondo nome condiviso con il fratello Niccolò, anche lui calciatore. Ma guai a chiamarlo così, perché Rosseti desidera essere solo Lorenzo: “Il papà Valerio ha dato questo nome ai suoi due figli – ci spiega il procuratore di Rosseti, Michele Fioravanti -, è una particolarità. In tanti si sbagliano, ma lui vuole essere chiamato solo Lorenzo. A volte scherzando ha minacciato di andare all’anagrafe a toglierselo, ma per rispetto al papà non lo farebbe mai”. Diventare grandi, dicevamo. Lorenzo – classe ’94, nato ad Arezzo – ha cominciato la sua rincorsa nel mondo del calcio tempo fa. Partendo da un posto quantomeno improbabile: Traiana, frazione di Terranuova Bracciolini. Invisibile anche su Google Maps, tanto per dire. Con trecento anime a fargli da cornice, assieme al vino e all’olio. Ma pur giocando nella squadra del paese – l’Arno Calcio – il giovane Lorenzo si fa notare dalla Fiorentina, che lo aggrega ai giovanissimi regionali a soli 14 anni. Insieme ad altri ’94 che ora si sono fatti un nome. Su tutti, Bernardeschi. Alla fine di quell’anno però Rosseti non viene confermato: scartato perché troppo piccolo. La sua giovane carriera però conosce la prima svolta, perché inizia la sua avventura al Siena, con tutta la trafila dal settore giovanile .- dove mette a segno una caterva di gol – fino ad arrivare alla prima squadra nel 2013.

Tante squadre interessate

I numeri gli danno ragione: 6 gol alla prima stagione in Serie B è un bottino mica male per un ventenne. A sentire il suo allenatore, aveva un atteggiamento da veterano: “Ha temperamento e qualità, in allenamento era sempre uno di quelli che si impegnavano di più. E con l’età che ha, penso che possa fare ancora meglio e diventare ancora più forte. Sotto questo aspetto ha sempre lavorato tanto e non si è mai tirato indietro”. Anche se un difettuccio magari ce l’aveva: “Quando lo riprendevo buttava giù la testa e teneva un po’ il broncio. Metteva giù il crapone e se ne andava”. Ma nulla di grave, perché dopo dieci minuti era di nuovo pronto e scattante come non mai. “E alla fine il mio ricordo di lui è davvero bello – conclude Beretta -: è uno dei giocatori a cui ho voluto più bene in assoluto”. E proprio quando Rosseti può fare il grande salto, alla fine di quella stagione arriva una doppia stangata. Prima l’infortunio al crociato, poi il fallimento del Siena che lo lascia senza squadra. “Ed è stato un bel problema – confessa Fioravanti -, chi lo avrebbe ristabilito? Lorenzo ha dovuto curarsi da solo e cominciare la riabilitazione. Ha sudato e lavorato molto duramente per rimettersi in piedi, e questo ha rallentato il tempo di recupero”. Anche se poi arriva un treno da non perdere: causa fallimento, il Siena perde tutti i giocatori, e su Rosseti arriva la Juve.

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